Le Industrie Femminili Italiane
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I nostri obiettivi

L’epoca che stiamo vivendo si contraddistingue per la velocità e le trasformazioni economiche e sociali. Tutto si brucia in fretta ed è sempre presente il rischio che i tratti più autentici della nostra produzione artistica e di tradizione, vengano stravolti e dispersi o che l’intero settore sia progressivamente emarginato dalla continua evoluzione delle attività umane.
Nonostante tutto, le tradizioni sono forti, sopravvivono poiché storicamente legate alla semplicità della vita di persone che si concretizzano nell’entusiasmo di realizzare oggetti per il quotidiano al di fuori di qualsiasi fenomeno di massa. Queste lavorazioni sono presenti, ma è difficile farle emergere; è soprattutto difficile metterle in rapporto con la produzione del mercato moderno e mettere in contatto le varie realtà produttive al fine di istituire tra esse un collegamento ed un confronto attivo.
Le rifondate Industrie Femminili Italiane si propongono proprio questo:

  • ricostituire con i propri associati una fitta rete internazionale volta ad attivare scambi di sapere per far conoscere la propria produzione artistica;
  • avviare un valido confronto attivo con altre realtà produttive;
  • stimolare, nel contempo, la creatività e l’innovazione senza tuttavia censurare la tradizione.

Il progetto moderno de Le Industrie Femminili Italiane affonda le proprie radici nell’opera socio-culturale-imprenditoriale svolta dalla contessa Cora di Brazzà.

Le prime scuole fondate da Cora

Cora istituì nella vicina S.ta Margherita del Gruagno – Moruzzo (UD), presso Villa Miramonte, la prima delle sette scuole-cooperative femminili di merletti a fuselli insediandola nella torre neogotica da lei realizzata con i mattoni delle vicine fornaci. Ed è a questa prima scuola che si ispirarono le numerose altre scuole-laboratorio analoghe, a partire da quella istituita a Fagagna nel 1892, subito seguita dalle altre fondate su tutto il territorio nazionale, Sicilia e Sardegna comprese.
Con l’istituzione di queste scuole, Cora mirava a procurare lavoro alle donne indigenti in un contesto che vedeva incedere l’opera dei grandi opifici con conseguente rischio di sparizione di tutte queste peculiari attività donnesche tra cui, appunto, il merletto, il ricamo e la tessitura.

La costituzione de Le Industrie Femminili Italiane

Da allora in poi, “l’industria dei merletti” si estese perfezionandosi nella riproduzione della antiche trine a fuselli e di quello policromo con fili metallici in oro e argento. Le sette scuole del “sistema Brazzà”, si distinsero ottenendo due medaglie d’oro alla Grande Esposizione di Parigi del 1900 e speciali onorificenze a Londra, Liegi ed in altre città d’Europa. La produzione dei merletti divenne un ramo importante nell’economia femminile friulana. Con il crescere della produzione dei merletti eseguiti dalle allieve, sempre più numerose, si presentò la difficoltà di vendere i manufatti: in Friuli mancava un organismo commerciale efficiente, fatto che portò, il 22 maggio 1903, alla fondazione a Roma della grande cooperativa de Le Industrie Femminili Italiane, di cui la contessa Cora fu eletta Presidente. La nascita della cooperativa segnò l’apice della sua cosmopolita attività imprenditoriale. Cora era fortemente convinta che l’indipendenza economica contribuiva ad accrescere nelle donne la propria autostima, strumento necessario ed indispensabile per rivendicazioni di parità.

I Comitati e Sottocomitati Regionali

Le Industrie Femminili Italiane si organizzarono istituendo Comitati e Sottocomitati regionali, cui facevano capo le Patronesse.

Per ulteriori informazioni: www.edizionicora.itwww.coradibrazza.it

 

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